Sul paesaggio, il colore e l’espressione

RIFLESSIONE SULLA MONOTONÌA DELLE FOTOGRAFIE PAESAGGISTICHE

 

Sì, è da un pezzo che mi sono stancato delle solite foto di paesaggio. Composizioni classiche del tipo sgrandangolate con primo piano + riflesso + montagna illuminata non mi danno più grandi emozioni. Certamente si tratta di fotografie ottimamente realizzate dal punto di vista tecnico, pulizia nell’inquadratura, estrema nitidezza su tutta l’immagine, luce di qualità e condizioni perfette per lo scatto. Questo tipo di fotografie sono quelle che nel 99% dei casi hanno il maggior numero di visite, commenti, likes e ogni altro tipo di preferenza nei vari social networks/community/forum.

Vista una, viste tutte. Sono tutte uguali, sembrano fotocopie dove cambia il luogo e le condizioni di luce (forse), ma per il resto non c’è molto altro. Cloni di uno stile fin troppo comune che produce, a volte, immagini quasi “banali”. Impossibile identificare l’autore di quelle fotografie, dal momento che la stessa impronta la si trova in moltissimi fotoamatori e fotografi professionisti. Improbabile pure carpire le emozioni della persona che ha scattato – sembra che tutti i paesaggisti provino le stesse emozioni. Ok, bella la Natura, belle le montagne, bella la luce. E quindi?

Ritengo che – ed è una mia personalissima e discutibilissima opinione – la fotografia è prima di tutto un mezzo di espressione e contemporaneamente di comunicazione. Queste due parole secondo me sono spesso fraintese, e chi fotografa per l’una non lo fa per l’altra. Una buona foto quindi è secondo me l’immagine che esprime ciò che il fotografo sente e comunica ciò che il fotografo vuole dire e mostrare. Allora qual è il senso di tante foto tutte simili se non addirittura uguali a mille altre per composizione e tecnicismi? Dove sta il fotografo e dove invece il soggetto dell’immagine?

Facendo un passo indietro, mi sono chiesto in passato quale fosse il meccanismo secondo il quale una foto è “vincente” (ovvero quelle immagini che hanno migliaia di visite/likes/commenti ecc.). Oltre ad una composizione pulita, semplice ed estremamente classica, ho notato che non sempre questo è un elemento di successo. Parlando di fotografie di paesaggio si è portati, inevitabilmente, a parlare di colori. Ebbene, mi sono interessato alla teoria del colore e, sfogliando libri e siti web, ho capito che, alla fine, è tutta una questione di combinazioni cromatiche. Esistono infatti delle “composizioni di colori” che sono più piacevoli di altre. Il culmine della piacevolezza è senz’altro il mescolare colori tra loro complementari; anche qui, i modi e le tecniche per combinare assieme questi colori sono pressoché infinite. Ma c’è un modo per capire se una foto è “vincente” dal punto di vista cromatico oppure no: i colori della foto (almeno le tinte più dominanti) devono costituire precise forme geometriche sulla ruota dei colori – forme quali triangoli equilateri, rettangoli e quadrati sono le preferibili.

In termini pratici, prendiamo la mia foto sotto (Life Is Everywhere) che, ammetto, ha avuto un discreto successo pur essendo stata scattata nelle modalità che ora non considero “buone” – ma che mi emoziona sempre perché il ricordo di quella magnifica serata è ancora vivo.

 

 

Ora analizziamo nel dettaglio la cromia della foto: i colori principali sono il blu, il verde il rosso e l’arancio-giallo. Prendiamo una qualsiasi ruota del colore e mettiamoci su queste tonalità. Ecco cosa esce:

 

 

 

I colori principali formano un quadrato, essendo tali colori sui quattro punti diametralmente opposti. Si noti inoltre che le coppie blu/arancio-giallo e rosso/verde sono complementari, essendo opposte sulla ruota dei colori.

In sostanza, quindi, oltre ad una composizione classica ed una buona dose di fortuna, le fotografie che piacciono di più rispettano anche questa “regola” implicita, non scritta nel manuale del bravo fotografo ma insita nel senso comune del “gusto” e del “bello”. Cioè: fotografie in cui i colori sono distribuiti secondo schemi più o meno precisi sono oggettivamente belle, in quanto per il 99% delle persone la sensazione del bello deriva proprio da combinazioni cromatiche di questo tipo.

Allora, sapendo questo, siamo tutti capaci di uscire e scattare fotografie d’impatto che ci fanno guadagnare molti likes in giro per il web. Ma ci siamo mai chiesti cosa vogliamo esprimere con le nostre fotografie? Qual è il messaggio che vogliamo dare? Dove sta il punctum in una foto?

Sono domande che pongo prima di tutto a me stesso – e a chi vorrà lasciare un’opinione tra queste pagine. 

2 Comments

  1. 3-20-2013

    Ciao Marco,
    complimenti innanzitutto per le tue foto: sono davvero molto belle. Ne ho appena commentata una (Tramonto sull’Alta Badia) sullo Juzaforum (dove ho lo pseudonimo Bryce) e, preso dalla curiosità, sono andato a ri-vedermi il tuo sito, che già conoscevo.
    Ho letto con molta curiosità questo tuo articolo e mi ha suscitato parecchio interesse. Spesso anch’io mi interrogo sul motivo per il quale uno scatto possa piacere più di un altro, ma non avevo mai colto il nuovo legame che hai evidenziato tu: dovrò sicuramente provare!
    Grazie dunque per aver condiviso con altri quanto appreso, nel comune intento, senza alcuna retorica, di divulgare la conoscenza rendendo il mondo sempre un po’ più bello e ricco di sentimenti.
    Ciao,
    Enrico

    • 3-20-2013

      Ciao Enrico,

      grazie per il passaggio. Ovviamente la mia era soltanto una riflessione senza la pretesa di “insegnare”: giusto una sintesi di alcune cose che ho notato ultimamente.

      Ti ringrazio molto.
      A presto,
      Marco

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