
–––
Scar Tissue dei Red Hot Chili Peppers a tutto volume. Una strada dritta fino alla fine del mondo, laggiù a ovest. Finestrini abbassati, l’aria del deserto che scompiglia i capelli e le nostre mani che si sfiorano. Non è una scena di un film, è successo davvero.
Nell’immaginario collettivo, l’Ovest degli Stati Uniti rappresenta per antonomasia la definizione di viaggio on the road. Strade infinite, deserte, che corrono nel mezzo del – quasi – nulla con lo sfondo di rosse montagne. Che poi non sono vere e proprie montagne. Mesas o butte, le chiamano i locali. E ognuna di queste torri desertiche ha un nome, una storia, un legame con chi questi territori li abita da sempre, ancor prima che venisse costruita l’interstatale. Luoghi iconici, scolpiti bene nella memoria fotografica di ognuno di noi, dopo che le telecamere di Hollywood li hanno fatti conoscere a livello globale. Eppure, assaporare quei paesaggi dal vivo, pur avendoli visti centinaia di volte in fotografie e film, restituisce un insieme di emozioni che è difficile mettere per iscritto. Ancora oggi, mentre scrivo queste righe dopo più di due anni e mezzo, mi sento travolgere da quella meraviglia di luoghi senza tempo e di spazi sconfinati.
Nel luglio del 2023 io e mia moglie Lara decidemmo di andare in viaggio di nozze proprio nell’eldorado americano: il sudovest. Un viaggio che entrambi abbiamo desiderato fin da giovani ma che mai eravamo riusciti a organizzare. Il viaggio non poteva che essere il più classico dei classici con partenza da San Francisco e arrivo a Los Angeles passando per i più belli, famosi, scenografici e spettacolari parchi nazionali degli USA: Sequoia, Bryce Canyon, Monument Valley, Grand Canyon solo per citarne alcuni.
La partenza è prevista per il 3 luglio 2023, due giorni dopo le nostre nozze. Freschi di anello, ci presentiamo all’aeroporto di Venezia alle cinque di mattina per prendere il volo verso Francoforte. Sonno a parte siamo elettrizzati per ciò che ci sta aspettando. Qualche ora dopo siamo nel gigantesco aeroporto tedesco a sbrigare le formalità per i voli intercontinentali. Il nostro aereo, un Boeing 747, ci porterà direttamente senza scali a San Francisco. Sono 14 ore di volo e veniamo accolti con un buon succo all’arancia e una copertina perché si sa che in aereo fa sempre freddo.

La rotta del nostro volo Francoforte – San Francisco
Quattordici ore di aereo sembrano tantissime ma, alla fine, passano velocemente tra un film, micro riposini e cibo servito a tutte le ore. Arriviamo a destinazione che sono le 14 circa ma, tempo di sbrigare le faccende ai controlli di frontiera degli USA con tanto di foto e impronte digitali e ritirare i bagagli, si sono fatte le 15 passate. E finalmente siamo pronti per la nostra avventura sul suolo statunitense. Per l’occasione avevo comprato, qualche giorno prima, una SIM americana così da poter avere a disposizione il navigatore su cellulare visto che l’auto noleggiata non lo prevedeva. Il programma è di passare due notti a San Francisco e poi prendere l’auto.
La Golden City, come viene soprannominata San Francisco, è esattamente come te la immagini: una metropoli ma più che vivibile con ampie zone verdi, parchi, tipiche case basse in stile coloniale (dal costo di qualche milione di dollari l’una) e un’odore quasi costante di mariuana che avvolge tutto. Come per esempio la nebbia mattutina in zona Golden Gate Bridge che sembra di essere in una cartolina appena il bus turistico ti parcheggia al Vista Point, poco prima di Sausalito. E poi le solite cose, perlomeno quelle che si riescono a vedere in un giorno e mezzo: Fisherman’s Wharf con i venditori ambulanti di hot dog, panini e cibo vario che sinceramente non so se rispettassero le minime norme igieniche; il famoso molo Pier 39 dove dovrebbero esserci gli elefanti marini a prendere il sole ma non il giorno in cui siamo andati noi, in compenso però abbiamo fatto incetta di addobbi per l’albero di natale in un negozio di sole cose natalizie e di felpe con cappuccio visti i 14 gradi in luglio, quindi ok, bene così; e poi l’iconico e storico tram a rotaie che a momenti ci investe mentre fa manovra e non l’abbiamo manco preso; Lombard Street con i suoi tornanti che il passo Giau spostati; e ancora: il Palazzo delle Belle arti con il suo famoso laghetto in cui nei film ci vanno pure in barca ma come fanno io non lo so perché è davvero minuscolo e di barchette manco l’ombra; i grattacieli di downtown come la Transamerica Pyramid, ma che se ci vai in un pomeriggio di luglio sono tutti in ferie e non c’è molto movimento o forse il martedì è giorno di chiusura, chissà; ma anche: Chinatown che più che un quartiere è un’intera città delle nostre solo con più spezie e cinesaste; i taxi a guida autonoma che sì, tutto molto bello, ma ad essere sinceri fa anche una certa impressione vedere delle auto che girano senza guidatore; Alcatraz che la vedi laggiù in mezzo al mare e pensi come diavolo gli è venuto in mente di costruire lì un carcere. Insomma, cose così.

Architetture miste di San Francisco. In fondo si vede la parte finale della Salesforce Tower, il secondo edificio più alto della California.

Downtown San Francisco: nessuno in giro a luglio.

Dettaglio di downtown con parte della Transamerica Pyramid al centro.

Tramonto su Alcatraz con una luce davvero da favola. Di questo tramonto, oltre alla bella luce, da menzionare il vento freddo che sembrava di stare sul Falzarego a gennaio.

Tipica via di Chinatown a San Francisco
Trascorsi i primi due giorni, con la meraviglia negli occhi e la curiosità nel cuore, noleggiamo l’auto che ci avrebbe accompagnati per i successivi dieci giorni e le oltre 2000 miglia. Il viaggio on the road inizia!
Prima tappa: Sequoia National Park. Ma prima: sosta veloce a Cupertino, nel cuore della Silicon Valley, per una capatina all’Apple Park 🙂 O meglio, al visitor center che altri non è che un Apple Store gigante con tanto di bar e plastico del campus.

Esterno dell’Apple Visitor Center | Cupertino | CA
Riprendiamo l’auto che sarebbe già quasi ora di pranzo ma preferiamo macinare un po’ di miglia per portarci avanti il più possibile. Un paio d’ore dopo, stremati dalla fame e dalla sete, facciamo tappa in un fast food, giusto per immergerci al 100% nella cultura americana. Il termometro dell’auto segna oltre 40 gradi e in effetti sembra di stare in un forno. Durante il pranzo notiamo una cosa: a parità di catena di fast food e a parità di panino, le porzioni USA sono molto più grandi di quelle in Italia. E poi, oh, loro hanno il refill gratuito di Dr. Pepper!

La nostra Nissan Rogue parcheggiata davanti al primo dei tanti fast food incontrati durante il viaggio. Los Banos | CA
Terminato il pranzo riprendiamo l’auto e continuiamo a macinare miglia fino alle porte di Fresno dove imbocchiamo la Highway 180 il cui primo tratto è anche conosciuto come Kings Canyon Road. Cinquanta miglia dopo svoltiamo a destra per prendere la Generals Highway, la strada panoramica che si addentra nel cuore del Sequoia National Park.

Io e la iconica scritta che segna l’entrata del parco. Alle mie spalle si notano alberi spogli, i segni di un devastante incendio che nel 2021 ha bruciato oltre 88 mila ettari del parco. Sequoia National Park | CA
Soltanto dopo molte miglia mi accorgo che è la strada sbagliata. Infatti, l’idea iniziale, visto il poco tempo a disposizione, era di andare direttamente all’imbocco del sentiero per vedere il Generale Sherman, la sequoia più grande di tutte. Fortunatamente, ogni tanto, anche l’intelligenza artificiale dei navigatori GPS sbaglia. Ricordo bene l’emozione della prima sequoia che vidi dall’auto: qualcosa di incredibile, che mai nessuna fotografia può descrivere. Tentai, invano, di scattare qualche immagine ma la luce del pomeriggio era ancora troppo dura e il contrasto talmente forte che le fotografie non rendevano minimamente la situazione. Resta soltanto lo sbigottimento e la sensazione di essere così piccoli al cospetto di tali giganti.

Traffico per farsi la foto davanti al Generale Sherman. Sequoia National Park | CA

Eccolo, il Generale Sherman. Sequoia National Park | CA
Terminata la passeggiata con centinaia di foto (da cellulare) al Generale Sherman, riprendiamo l’auto in direzione Three Rivers dov’è situato l’hotel. Nonostante siano poche miglia, sembra una distanza infinita. Dopo una cena frugale nell’unico locale della zona (mitico Pizza Factory), ci addormentiamo stanchi ma con ancora negli occhi l’immensità della foresta di sequoie.
Itinerario 1: San Francisco – Sequoia National Park passando per Cupertino – 440 Km