Da sempre gli uomini si affaticano nel salire sopra qualcosa. Un albero, una montagna, un edificio. Alcuni pensano che si salga per essere più vicini alla dimensione divina. Ma io penso che l’istinto di salire non abbia a che fare con il divino ma, tutt’altro, con la nostra parte più intima. Saliamo perché indietro, più in basso, sappiamo già cosa c’è. Conosciamo il luogo dal quale siamo venuti. La nostra casa, le strade della città, gli amici, le persone a noi care. Laggiù ci sono i luoghi che ci contengono ed ai quali noi stessi vi apparteniamo. Lassù, al contrario, è l’ignoto che ci attende. E’ la vita ancora da vivere. E’ l’imprevisto dietro l’angolo, è il nuovo che ci attrae e ci impaurisce al tempo stesso. Saliamo perché oltre la cima c’è soltanto cielo ed è li che sentiamo di essere arrivati, davvero. Saliamo, perché è la salita stessa a dare un senso alla cima.
Credo che ognuno di noi abbia la propria montagna da scalare. Per il nuovo anno mi auguro e auguro a tutti voi di poter salire la vostra montagna ed essere più vicini alla cima. Che altro non è che l’amore per la vita stessa.

In foto: la mia montagna, il Pelmo, che mi auguro di salire al più presto.